Bilderberg 2011:
l'Europa va eliminata
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By Edoardo Capuano - Posted on 18 agosto 2011
Nel mese di giugno 2010 questa testata pubblica l'articolo:
«Bilderberg 2010: obiettivo povertà mondiale e bloccare il risveglio».
Un articolo molto chiaro sulle vere future intenzioni dei pochi che pilotano questo povero pianeta.
Lo scorso mese di giugno abbiamo pubblicato l'articolo: «Bilderberg 2011: obiettivi, prezzi petroliferi alle stelle e crisi globale», che conferma in maniera enequivocabile l'altro articolo del 2010.
Recentemente il prestigioso quotidiano wallstreetitalia.com pubblica questo articolo. Buona lettura...
Uno degli argomenti principali trattati nell'ultima riunione della società quasi segreta dei potenti di Bilderberg, una delle più ambiziose élite del mondo (vogliono il controllo globale), pare sia stata “la liquidazione dell'Europa”.
Ecco come sono andate le cose, punto per punto, sulle Alpi Svizzere il 9-12 giugno 2011, secondo i racconti di diversi analisti, il cui contenuto va letto e interpretato con il dovuto distacco e senso critico.
WSI ne aveva già offerto un primo resoconto due mesi fa.
A Saint Moritz non si è parlato solo del disastro di Fukushima e delle rivolte della primavera araba, ma anche della chiusura degli impianti nucleari in Germania, dei presunti problemi legati alle attività su Internet e (come reso noto dal direttore generale della Deutsche Bank J. Akkerman, tra i membri fissi della lobby che punta a instaurare un nuovo ordine mondiale) del “prolungamento artificioso” della crisi allo scopo di indebolire le economie nazionali.
Una delle colpe maggiori del continente è avere 400 milioni di persone che vivono con standard di vita troppo alti e costosi per lo stato (vedi sistema di sussistenza e servizi sociali).
Per annullare tali privilegi, l'idea è scatenare “un caos gestito” che sarebbe “utile non solo per screditare i politici, ma l'istituzione della statualità come tale”, che la plutocrazia considera il suo nemico principale.
Non si potrà arrivare a un nuovo sistema di governance, senza prima provocare la demolizione della fortezza Europa.
Per farlo vanno colpiti i settori finanziario, politico e sociale.
Gli obiettivi principali per scardinare i tre pilastri sono:
1) minare le economie nazionali
2) provocare la rottura dell'Unione Europea
3) scatenare un “caos gestito” esportando le rivoluzioni, i flussi migratori di rifugiati musulmani e la dipendenza da sostanze stupafecenti.
Per raggiungere il primo obiettivo, il piano ambizioso si propone non solo di minare la credibilità dell'euro, ma provocare anche un default del debito di paesi che non fanno parte dell'area della moneta unica.
Un default che sarebbe la conseguenza di una crisi finanziaria iniziata quattro anni fa e che riguarda tutti i membri della piramide mondiale, compresa la Federal Reserve.
Leggi qui:
http://www.wallstreetitalia.com/article/1192028/top-secret/il-club-dei-potenti-di-bilderberg-vuole-liquidare-l-europa.aspx
Il collasso del sistema della banca centrale americana finirà per pesare sulle spalle della popolazione statunitense e sarà l'inevitabile e logica fine dei 40 anni di dominio dei soliti noti delle forze mondiali, che è stato redditizio per gli organizzatori del sistema e penalizzante per tutti gli altri.
Grecia e Piigs sono diventati i capri espiatori solo perché non sono riusciti a resistere alle pressioni esercitate dal “casino globale” e hanno perso sempre più fonti di risorsa interne.
Dalla riunione di due mesi fa è emerso inoltre che la solidarietà politica della Ue non assicura per forza l'integrità della stessa unione.
È una situazione in cui tutti preferiscono morire soli.
All'inizio della crisi greca si parlava di “effetto domino” e della catastrofe che avrebbe rappresentato l'uscita di Atene dall'Ue. Ma a fine giugno ormai il crack di un solo paese era diventato un'opzione a breve termine presa in considerazione come la pillola meno dolorosa da ingerire.
Al contempo sono aumentate le richiedeste di espulsione di tutti i paesi insolventi dalla confederazione europea.
Per quanto riguarda l'attacco all'economia, porterà da un lato alla disintegrazione dell'Unione Europea e alla riduzione dei finanziamenti per i programmi di assistenza e servizi sociali con il conseguente inevitabile ampliamento del gap tra ricchi e poveri, dall'altro creerà la prima ondata di caos, i cui primi sintomi già si possono notare a questo stato delle cose.
Clicca qui per visionare la lista ufficiosa dei partecipanti, divisa per paese, dell'ultimo Meeting svoltosi a St. Moritz.
Fonte: http://www.wallstreetitalia.com/
di Giulietto Chiesa - Megachip.
Udite, udite, o signori e signore che leggete i giornali dei finanzieri di tutto il mondo, (cioè i “loro giornali”, cioè tutti i giornali del mainstream, e naturalmente tutte le televisioni del mainstream) adesso scoprirete il segreto, uno dei segreti, forse il più importante dei segreti, che sta dietro la crisi della finanza mondiale. Credevate che la Grecia fosse la pietra dello scandalo e che i greci, questi spendaccioni corrotti, dovessero essere salvati, sì, ma insieme privati della loro sovranità nazionale, come gli italiani, del resto, e i portoghesi e gli irlandesi? Vi sbagliavate, ma non è colpa vostra. Le cose stanno diversamente, e tenetevi forte alle vostre sedie. Scoprirete anche come la più grande democrazia del mondo (senza scherzi, sto parlando di quella americana!) è in grado di guardarsi dentro (quasi) fino in fondo.
E questo è un bene. Salvo naturalmente il fatto che nessuno lo saprà. E questo è un male. Eccetto io e voi che leggete queste righe elettroniche (questa roba non andrà mai sulla prestigiosa carta dove scrivono De Bortoli, Riotta, Pigì Battista e altri tristanzuoli che vi hanno raccontato e vi raccontano frottole tutti i giorni).
Prima di tutto la fonte, perchè non abbiate a sospettare che si tratti del solito trucco di un “complottista” inveterato. La fonte è più che ufficiale, unica e irripetibile: GAO Audit (Government Accountability Office). Il Governo è quello degli Stati Uniti d’America. L’Audit è parola inglese che sta per verifica contabile. L’Audit di cui si parla è il primo che sia stato mai effettuato da mano umana (non possiamo escludere il buon Dio) sull’attività della Federal Reserve nei quasi cento anni della sua storia.
Voi direte, stupiti: ma come è possibile? Mai nessuno è andato a guardare dentro quei conti? Risposta esatta, mai nessuno. La Federal Reserve è stata una riserva di caccia al di sopra di ogni controllo. La seconda domanda che vi porrete è: ma perchè proprio adesso? Il fatto è, capirete, che gira il mondo un sacco di gente sospettosa. E costoro sono malfidati: visti i risultati vorrebbero dare un’occhiata alla cassaforte. Così è accaduto un accidente imprevisto. All’inizio quelli che stavano dentro la cassaforte hanno pensato: che guardino pure, intanto non ci capiranno niente. Invece quei temerari hanno capito fin troppo bene. E’ andata così, che Ron Paul e Alan Grayson hanno fatto passare un emendamento alla legge Dodd-Frank che consentiva di fare l’inaudito: controllare i conti della Federal Reserve. Al Senato USA erano distratti in quel momento. Detto fatto, due senatori fuori del comune (cioè con le rotelle non del tutto a posto, come vedremo) hanno fatto la ricerca: la storia meriterebbe che i loro nomi restassero scolpiti come i profili dei presidenti sul Mount Rushmore. Si chiamano Bernie Sanders, indipendente, e Jim DeMint, repubblicano.
Aperto il vaso di Pandora è successo un finimondo. Ma, per così dire, “al chiuso”. Ben Bernanke, attuale portiere della Federal Reserve ha protestato veementemente, seguito a ruota dal predecessore Alan Greenspan, e da altri banchieroni tutti mondiali, e tutti beneficiari, come vedremo, di donazioni varie e gratuite. “Che effetto avrebbero sui mercati del pianeta certe scoperte?”, hanno detto. “Bloccare tutto, fermare, insabbiare!”.
Se queste cose le leggete per la prima volta vuol dire che ci sono riusciti, fino ad ora.
Il fatto è che il senatore Sanders è uno svitato e ha messo tutto, pixel su pixel, sulla sua web page. E la frittata non è più riparabile. Per meglio dire: si ordinerà a tutto il mainstreamdi tacere e nascondere. E magari di pubblicare tutte le storie delle eventuali amanti di Sanders, o di svelare quanti conti in banca ha, e magari se ha sodomizzato il suo cuoco, o ha una collezione di foto pedofile. Cosicchè della faccenda dell’audit della Federal Reserve non ne sentirà parlare nessuno, o quasi. Ma Sanders, DeMint e il buon Dio ci permettono comunque, a noi, che parte del mainstream non siamo, di raccontarvi cosa è venuto fuori. Che è una storia niente male, che, se il mainstream non fosse la cloaca che è, potrebbe perfino metterla in prima pagina. E veniamo al dunque, scusandoci con i lettori se abbiamo fatto in apertura come fece Dostoevskij nel presentare i suoi “ Fratelli Karamazov”, cioè scrivendo un romanzo per introdurne un altro.
Le cifre dunque ci dicono che, tra il dicembre 2007 e il giugno 2010, senza che nessuno sapesse niente, cioè segretamente, la Federal Reserve ha tolto dal brago banche, corporations, governi sotto diverse latitudini e longitudini, dalla Francia alla Scozia, e chissà fin dove è arrivata la sua “beneficenza”, con la non modica cifra di 16 mila miliardi di dollari, cioè sedici trilioni di dollari. Tutto questo ben di Dio sarebbe stato collocato sotto la vocina di bilancio di un “programma onnicomprensivo di prestiti”. Ma nessuno, nemmeno il Congresso americano ne è stato informato. Di quei 16 trilioni non un dollaro è ritornato indietro. Eppure sono stati prestati – pensate o lettori ignari – a tasso zero, cioè gratis et amore dei. Per avere un’idea della cifra, se ancora non avete avuto il capogiro, basti pensare che il prodotto interno lordo annuale degli USA si aggira attorno a 14,2 trilioni e che il debito complessivo degli Stati Uniti viaggia sui 14,5 trilioni.
Dunque, concludendo, un gruppo di banchieri, che non sono stati eletti da nessuno, prende decisioni di portata mondiale, compra e ricatta governi, banche corporations. Perchè lo fanno? Perchè il sistema è esploso e va al collasso, e loro lo drogano con denaro finto, perchè possa continuare a funzionare. E – cosa non meno importante – in questo modo si mettono in condizione di minacciare ricattare, condizionare, sostituire governi e ministri di tutto il mondo. Siamo alla dittatura di un superclan semi criminale, che complotta usando denaro fittizio (da dove credete siano usciti quei 16 trilioni se non dalle “stamperie” segrete della Federal Reserve? Tenendo conto anche che quei soldi non occorre stamparli, ma li si può creare dal nulla schiacciando qualche tasto di un computer). Dunque adesso sappiamo che il famoso TARP (Troubled Asset Relief Program), fissato in 800 miliardi di dollari, era una balla al ribasso, buona per i mercati e per non fare esplodere la protesta dei contribuenti americani. Lo chiamarono (libera traduzione mia) “Programma di salvaguardia degli assetti tossici”. E, in effetti fu proprio un programma per salvare quegli assetti.
Li comprarono perchè non si scoprisse che erano velenosi. Valevano zero, ma vennero acquistati in denaro sonante. Salvarono i truffatori. Il pubblico fu indotto a pensare che questo servisse a qualche scopo. L’unico scopo era di finanziare i truffatori. Che sono gli stessi che ora esigono di essere nuovamente pagati per i crediti illegali (tossici appunto) che erogarono. Solo che la cifra fu venti volte più grande.
Dove sono andati e a chi, e quanto? Adesso sappiamo tutto. C’è l’elenco, eccolo:
Citigroup: $2.5 trillion ($2,500,000,000,000)
Morgan Stanley: $2.04 trillion ($2,040,000,000,000)
Merrill Lynch: $1.949 trillion ($1,949,000,000,000)
Bank of America: $1.344 trillion ($1,344,000,000,000)
Barclays PLC (United Kingdom): $868 billion ($868,000,000,000)
Bear Sterns: $853 billion ($853,000,000,000)
Goldman Sachs: $814 billion ($814,000,000,000)
Royal Bank of Scotland (UK): $541 billion ($541,000,000,000)
JP Morgan Chase: $391 billion ($391,000,000,000)
Deutsche Bank (Germany): $354 billion ($354,000,000,000)
UBS (Switzerland): $287 billion ($287,000,000,000)
Credit Suisse (Switzerland): $262 billion ($262,000,000,000)
Lehman Brothers: $183 billion ($183,000,000,000)
Bank of Scotland (United Kingdom): $181 billion ($181,000,000,000)
BNP Paribas (France): $175 billion ($175,000,000,000)
E molte altre banche minori che qui non staremo a citare. Chi volesse sapere i dettagli può andarseli a vedere qui, qui, qui e ancora qui.
Adesso ci è più chiaro chi sono i nove banchieri che si ritrovano, assieme ai loro complici, in qualche ufficio di Wall Street, o a bordo di qualche nave, una volta al mese per complottare contro le nostre vite, il nostro lavoro, il nostro futuro. Sicuramente sono tutti fedeli partecipanti alle riunioni del Gruppo Bilderberg e della Trilaterale. In un mondo bene ordinato bisognerebbe che venissero arrestati, su mandato, per esempio, della Corte Penale Internazionale. Ma chi ha il potere di spiccare un tale mandato, visto che i governi europei sono tutti complici di questi balordi? Ai quali si dovrebbe aggiungere i dirigenti delle agenzie di rating che non potevano non sapere e che sono state e sono parte della macchinazione. Danno i voti a tutti, e decidono chi è fedele e chi non lo è alle loro operazioni da scassinatori; sorvegliano e fanno il palo prima che arrivi l’opinione pubblica. E questa non può arrivare perchè non sa niente. E non sa niente perchè giornali e tv mentono e distraggono milioni e miliardi di spettatori. Da quei pulpiti ci viene l’accusa di avere troppo consumato. Ma quei pulpiti, materialistici per eccellenza, continuano a spingerci a consumare ancora. E’ il delirio dei balordi.
Come difenderci? Organizzarci per rispondere. Il debito che hanno creato se lo paghino loro, se ci riescono. L’attacco alle nostre condizioni di vita dobbiamo respingerlo. Certo che ricorreranno alla forza, come sta facendo il cameriere Cameron dopo i tumulti di Londra. Come Berlusconi e Fassino stanno facendo con i No Tav della Val di Susa. Ma se milioni di europei capiranno che è giunto il momento di difendersi, partendo dalla difesa del proprio territorio (dove per territorio s’intende tutta la nostra vita, a partire dal nostro cervello e dalla nostra salute), li potremo sbalzare di sella. Dove abitiamo noi, loro sono più deboli e noi quasi invincibili. Se ci organizziamo. Tertium non datur: o li sbalziamo di sella o loro ci distruggeranno. Sicuramente molti di noi, insieme ai milioni che non si possono difendere. Ci porteranno via gli ultimi residui di democrazia, ci renderanno schiavi. Vogliono cancellare la storia di 150 anni di diritti conquistati. Sono la peste moderna. Se vogliamo guarire dobbiamo rispondere alla loro dichiarazione di guerra.
Giulietto Chiesa è presidente del laboratorio politico Alternativa.
Articolo correlato: Ellen Brown, Perché la moneta dal nulla ha fallito: è andata tutta all’estero _____________________________________________________
By il simplicissimus
C’è un silenzio che urla più dell’orrore di Oslo.
E’ quel cupo silenzio della Chiesa che non sa esprimere la normale, solerte, a volte rituale pietas per le vittime della strage e soprattutto non sa prendere la parola per dirci che il fondamentalismo cristiano di Breivik, è un errore, una deviazione, un’allucinazione.
Un silenzio di bomba lo si direbbe, un tacere imbarazzato che si nasconde dietro la parola follia, quella che dovrebbe spiegare tutto e invece non spiega nulla. Ancor più colpevole perché dal profondo dell’insensatezza prendono la parola i fascio integralisti che inneggiano alla strage, come un tal Bruno Berardi, presidente dell’Associazione Domus Civitas, di professione cretino.
E c’è qualcosa di più assordante delle raffiche di mitra che hanno ucciso l’innocenza di un Paese:
sono quelle 1500 pagine di Breivik, un compendio di mitologie infantili, un giocare con le figurine, un maelstrom che coinvolge la lettura di wikipedia, di brani di libri, di saggistica deteriore o superficiale.
Uno zibaldone penoso dal quale emerge prepotente lo sgomento su come possa essere crudele l’ingenuità.
Poi si capisce che invece è paura, è chiusura, è una reclusione dalla realtà storica e umana. Si capisce bene anche a una prima lettura che Breivik non si è confrontato con nessun problema, tema, argomento caduto sotto la sua paranoica attenzione: l’unica cosa che gli interessa è capire se idee e uomini sono amici del suo panteon da adolescente o sono nemici. Non gli interessa capire, ma solo incasellare nel suo autismo culturale.
Si tutto questo è assordante perché sono le stigmate che ritroviamo sempre più spesso attorno a noi: non più il pensiero sociale, ma la dinamica amico nemico.
E’ illuminante questa definizione che l’integralista di Oslo dà di quello che lui chiama il marxismo culturale: un sistema politico / morale, basato sulla “correttezza politica” – un misto di marxismo, estremo
egualitarismo,’umanesimo suicida, anti-nazionalismo, anti-europeismo e capitalismo globale.
Idee confuse e contraddittorie dove l’eguaglianza e l’umanesimo assumono un carattere negativo.
E assieme ad esse vengono trascinate nel minestrone reazionario e al tempo stesso inconsapevole “i movimenti politicamente corretti come: femminismo, pro-droga e pro-rivoluzione sessuale, anti-razzismo, anti-fascismo, anti-cristianesimo, anti-capitalismo, i diritti dei gay e disabilità, ambientalismo ecc.
Tutto insieme come in un ‘antologia di Giovanardi o più spaventosamente come in un’antologia delle cose che abbiamo sentito in questi anni, dette e ripetute all’infinito con stolida sicumera.
E allora riconosciamo lo stesso brodo di coltura nel quale è cresciuta la follia autistica di Breivik così come la desolante banalità del berlusconismo.
Non manca in tutto questo la teoria del complotto che è una delle caratteristiche specifiche di certi integralismi ideologici che devono rappezzare in qualche modo il vuoto di spiegazione: così questi marxisti, maoisti, politicamente corretti devono puntare “sulla decostruzione progressiva delle culture europee, le identità e la tradizionale struttura (famiglia nucleare, morale tradizionale e la strutture patriarcale) che ha dominato l’umanità per gli ultimi 300 000 anni”.
Peccato, conclude che i musulmani si siano rivelati un osso troppo duro per essere “assimilati / pacificati / femminilizzati”
Verrebbe da ridere se questo pozzo nero di stupidaggini storico antropologiche, non avesse provocato una strage, con la sua bava di veleni.
E tuttavia vista la definizione che Breivik fa di se stesso, cioè di un cristiano integralista che ama la struttura patriarcale, la famiglia nucleare e disprezza ogni segno di modernità, eguaglianza, diritti, accoglienza, sarebbe interessante sapere quale differenza esiste con il leghismo.
E soprattutto sarebbe interessante sapere dalle alte sfere della chiesa cattolica in che cosa differiscono le idee del vaticano dalle considerazioni del folle di Oslo.
O se sono solo i mezzi utilizzati per quest’opera di evangelizzazione contro la socialdemocrazia, ad essere inopportuni.
E’ vero che Breivik se la prende anche col Papa per non essere un efficace difensore delle sue ossessioni e del suo principio di diseguaglianza, con il suo protagonismo onirico.
Ma probabilmente perché non ha avuto la fortuna di vivere in Italia.
Qui non c’è bisogno di fare strage di uomini: ce n’è già una di verità.
Si vorremmo sentire dalla chiesa, dai partiti conservatori e di destra, dalla società italiana una qualche parola che vada oltre la riprovazione della strage, qualcosa che ci rassicuri sulla civiltà del nostro vivere.
Ma forse è già chiedere troppo.

Il presidente dei Fondi per le Infrastrutture Sgr Spa è Ettore Gotti Tedeschi, vecchio banchiere, nonché attuale presidente dello Ior, la Banca Vaticana. Amministratore delegato di F2I è Vito Gamberale, una carriera tra Eni e Autostrade Italia
di Roberta-Lemma
La Protezione Civile di Bertolaso non conosce crisi e assume impiegati. Nel nord, sta nascendo, in questi giorni, un colosso multinazionale che controllerà la gestione delle acque, luce e gas.
Un colosso fatto di fusioni.
Iride, multiutility nata dall’integrazione tra l’azienda elettrica ex municipale di Torino e l’azienda acqua e gas ligure e il fondo italiano per le infrastrutture F2i promosso dalla Cassa Depositi e Prestiti (1,8 miliardi di euro di capitalizzazione, sottoscritti in gran parte da banche, fondazioni bancarie e casse previdenziali). La Generali detiene direttamente ed indirettamente, dal 20 maggio scorso, una partecipazione del 2,044% nel capitale di Iride. Lo si apprende dalle comunicazioni societarie alla Consob, dalle quali risulta che lo 0,116% e’ detenuto tramite Augusta Vita, lo 0,568% tramite Genertellife, lo 0,085% tramite Ina Assitalia, lo 0,022% tramite La Estrella Sa de Seguros y Reaseguros, lo 0,022% tramite Banco Vitalicio de Espana, lo 0,250% tramite Alleanza Toro, lo 0,149% tramite Fata Assicurazioni Danni, lo 0,023% tramite Fata Vita e lo 0,342% tramite Genertel.
F2I Fondi Italiani per le Infrastrutture SGR S.p.A. è una società italiana di gestione del risparmio, titolare del Fondo F2I destinato a effettuare investimenti nel settore delle infrastrutture. Pur parlando di fondi fondi italiani per le infrastrutture pubbliche, tale fondo è totalmente controllato da,
Istituti Bancari – 33.91%
Casse Previdenzali – 24.24%
Fondazioni Bancarie – 23.87%
Assicurazioni – 9.45%
Istituzioni Finanziarie dello Stato – 8.10%
Sponsor e Management – 0.43%
Il presidente dei Fondi per le Infrastrutture Sgr Spa è Ettore Gotti Tedeschi, vecchio banchiere, nonché attuale presidente dello Ior, la Banca Vaticana. Amministratore delegato di F2I è Vito Gamberale, una carriera tra Eni, Autostrade Italia, Benetton, Banca Intesa e qualche problema durante Mani Pulite, poi assolto. Un management che desta sospetti viste le cariche che i vertici F2I coprono contemporaneamente, e considerando le appartenenze sociali dei personaggi. Opus Dei e Compagnia delle Opere. Insomma, l’acqua vola in borsa, per farla volare in borsa la privatizzazione era d’obbligo. È infatti previsto il lancio di un’offerta pubblica di acquisto totalitaria volontaria su Mediterranea delle Acque al prezzo di 3 euro per azione, attraverso una società contenitore, la San Giacomo Srl. Tra queste, anche le azioni della multinazionale francese Veolia.
Quando Tanzi ebbe l’idea del ‘ Fresco Blu ‘ i suoi nuovi amici politici crearono una legge ad hoc che gli permise la vendita del latte a scadenza di otto giorni. I nostri imprenditori hanno l’idea di far quotare l’acqua in borsa? ( sarà poi la volta dell’ossigeno? ) e Ronchi crea la legge ad hoc che glielo permetterà. Una legge, contro la quale l’Italia si sta mobilitando in una raccolta firme per un referendum abrogativo. Sulla Piramide della privatizzazione e vendita dell’acqua pubblica in Italia, Iride occupa i primi piani della base, a dar vita a tutta la filiera è la Suez Environment, secondo gruppo mondiale nel campo della gestione delle acque e dei rifiuti francese. Gruppo mondiale con il quale il nostro governo è a stretto rapporti e affari. Facciamo un esempio pratico:
Nel settore idrico il Gruppo Acea è il principale operatore nazionale con un bacino di utenza di oltre 8 milioni di abitanti. Il Piano industriale 2010-2012 prevede il consolidamento della leadership nel mercato idrico italiano, con un target al 2012 di circa 8,7 milioni di clienti serviti. È gestore del servizio idrico integrato – acquedotto, fognatura e depurazione – negli Ambiti territoriali ottimali di Roma e Frosinone e delle rispettive province. È presente, inoltre, in altre aree del Lazio, in Toscana, Umbria e Campania. Nel nord sta appunto nascendo Iride. Dentro un marchio una serie di altre scatole contenenti altrettanti gruppi. Naturalmente la privatizzazione dell’acqua e il conseguenziale aumento del suo costo aumenterà il loro business. Non bastava un gruppo a gestire le acque pubbliche italiane? E in quale modo la concorrenza sul mercato produrrà l’abbattimento del costo se tutti questi gruppi son legati tra loro?
«Il caso di Iride, in questo senso, è particolarmente indicativo, visto che il gruppo partecipato da Genova e Torino, oltre che di Mediterranea Acque è anche socio di Acque Potabili (a sua volta detenuta da “Acque Potabili S.p.A. con sede in Torino, Acquedotto di Savona S.p.A. con sede in Savona, Acquedotto Monferrato S.p.A. con sede in Torino e da Acque Potabili Siciliane S.p.A. con sede in Palermo”) e sta completando un processo di fusione con Enìa, la multiservizi emiliana quotata a Piazza Affari, nata dalla fusione delle S.p.A. delle province di Reggio Emilia, Parma e Piacenza. Iride ed Enìa insieme definirebbero un asse “padano occidentale” con 4 miliardi di capitalizzazione di borsa e 2,5 milioni di “clienti” solo per il servizio idrico, senza contare le quote di cittadini palermitani portati in dote da Iride e di Enna portati in dote da Enìa. Con il rafforzamento di Mediterranea Acque, si dovrebbero quindi accorpare tutte le gestioni idriche tra Piemonte, Liguria, Emilia, Sicilia, più la campagna di shopping finanziata da F2i».
«La notizia dell’aggregazione annunciata tra Iride e il fondo F2i riporta all’attenzione l’assoluta necessita’ di forti investimenti nel servizio idrico integrato», è invece il commento di Stella Bianchi della segreteria del Pd, convinta che «solo una gestione industriale efficiente» possa «garantire qualita’ del servizio, accesso per tutti, equita’ delle tariffe, gestione sostenibile della risorsa acqua che elimini sprechi e usi impropri». Allo stesso modo, rileva la responsabile Ambiente del partito, e’ «indispensabile una forte regolazione e controllo pubblico, con l’istituzione di una autorita’ nazionale di garanzia compartecipata da Stato e regioni, che e’ al centro della proposta complessiva di riforma del servizio idrico integrato che il Partito Democratico presentera’ nei prossimi giorni».
Se la crisi sembra distruggere piccole e medie imprese in Italia, creando un forte aumento della disoccupazione, non più soltanto giovanile, ma anche tra i senior, con licenziamenti ad un passo dalla pensione, le multinazionali sembrano godere di ottima salute. Queste multinazionali hanno un vertice molto ristretto, gran parte del lavoro viene svolto tramite fiduciarie all’estero. In questo modo controllarle risulta impresa ardua per chiunque e il lavoro viene trasferito altrove.
(fonte Consob, Forum F2I)